Cosa succede alle acque reflue e agli escrementi a bordo delle navi da crociera?

Una nave da crociera trasporta diverse migliaia di passeggeri e membri dell’equipaggio per giorni, a volte settimane. Ogni giorno, questa popolazione galleggiante produce volumi considerevoli di acque reflue, dalle toilette alle docce passando per le cucine. Il trattamento di questi effluenti a bordo obbedisce a vincoli tecnici e normativi che sono sensibilmente evoluti negli ultimi anni, soprattutto a causa dell’inasprimento delle norme in alcune aree marittime europee.

Impianti di trattamento a bordo: cosa succede sotto i ponti

Le navi da crociera moderne sono dotate di veri e propri impianti di trattamento miniaturizzati. Il principio si basa su una separazione rigorosa tra due categorie di effluenti: le acque nere (toilette) e le acque grigie (docce, lavandini, cucine, lavanderie). Questi due flussi non seguono lo stesso circuito a bordo.

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Le acque nere transitano attraverso serbatoi di ritenzione, quindi passano a un trattamento biologico. Batteri decomponono la materia organica in bioreattori a membrana, un processo comparabile a quello che si trova negli impianti terrestri. L’acqua in uscita subisce una disinfezione, spesso tramite raggi ultravioletti o iniezione di prodotti chimici, prima di essere immagazzinata o scaricata in mare se le condizioni normative lo permettono.

Comprendere dove vanno gli escrementi delle navi da crociera implica distinguere questo trattamento biologico dai sistemi più vecchi, ancora presenti su alcune navi invecchiate, che si limitano a un macinamento e una clorazione prima dello scarico.

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Le acque grigie, invece, rappresentano un volume ben più elevato. Contengono grassi da cucina, residui di sapone, microplastiche derivanti dai tessuti. Il loro trattamento è meno regolamentato dalle convenzioni internazionali, il che pone un problema ambientale distinto.

Ingegnere che preleva campioni d'acqua nella sala di trattamento delle acque reflue di una nave da crociera

Convenzione MARPOL e zone speciali: il quadro normativo degli scarichi in mare

Lo scarico di acque reflue da parte delle navi è regolato dall’allegato IV della Convenzione MARPOL, adottata dall’Organizzazione marittima internazionale. Questo testo stabilisce distanze minime rispetto alle coste e norme di trattamento per autorizzare il versamento in mare.

Al di fuori delle zone protette, una nave dotata di un impianto di trattamento conforme può scaricare le sue acque nere trattate oltre una certa distanza dalla costa. Le acque non trattate possono essere scaricate solo a una distanza ancora maggiore e a un flusso controllato.

Mar Baltico e Mare del Nord: restrizioni più severe

La situazione è cambiata in modo significativo nelle zone definite “speciali” ai sensi di MARPOL. Il Mar Baltico ora vieta lo scarico di acque nere anche trattate per le navi passeggeri, una misura entrata in vigore progressivamente dal 2019 al 2021. Il Mare del Nord segue una traiettoria simile.

Questi divieti obbligano le compagnie di crociera a immagazzinare l’intero volume dei loro effluenti durante la traversata di queste zone, per poi scaricarli in strutture portuali. Questo trasferimento verso le reti terrestri rappresenta un cambiamento di paradigma rispetto alla pratica storica dello scarico al largo.

  • Nel Baltico, le navi da crociera devono trasferire le loro acque nere verso impianti di ricezione portuali, senza possibilità di scarico in mare.
  • I porti nordici e alcuni porti mediterranei impongono collegamenti obbligatori alle reti di fognatura locali durante le soste.
  • La direttiva europea sugli impianti di ricezione portuali (revisione della direttiva 2000/59/CE) rafforza queste obbligazioni per tutte le navi che fanno scalo nell’Unione europea.

Inquinamento reale delle navi da crociera: cosa non catturano i sistemi di trattamento

Anche con impianti di trattamento efficienti, gli scarichi delle navi da crociera pongono problemi che il quadro normativo copre solo parzialmente. Le acque grigie, ad esempio, rimangono scarsamente regolate. Una nave può legalmente scaricare le sue acque di doccia e cucina vicino alle coste nella maggior parte delle aree marittime.

Le acque grigie contengono residui farmaceutici, microplastiche e nutrienti che contribuiscono all’eutrofizzazione delle zone costiere. I sistemi di trattamento a bordo non sono progettati per eliminare questi inquinanti emergenti.

Fanghi di trattamento e rifiuti solidi

Il processo di depurazione genera fanghi residui, concentrati in materia organica e contaminanti. Questi fanghi devono teoricamente essere sbarcati a terra per un trattamento adeguato. I dati disponibili non consentono di concludere con certezza che tutte le compagnie rispettino sistematicamente questo obbligo, soprattutto durante traversate lunghe senza sosta in porti attrezzati.

I rifiuti solidi (salviette, protezioni igieniche) che entrano nel circuito delle acque nere pongono un problema meccanico ricorrente. Intasano i filtri e riducono l’efficacia dei bioreattori, il che può degradare la qualità dell’effluente scaricato.

Vista aerea di una nave da crociera in mare con la sua scia che illustra lo scarico e il trattamento delle acque a bordo

Collegamento portuale e futuro del trattamento delle acque reflue in crociera

La tendenza generale va verso un obbligo crescente di scarico a terra degli effluenti. Le autorità portuali dei grandi porti da crociera, sia in Europa del Nord che nel Mediterraneo occidentale, stanno investendo in infrastrutture di ricezione in grado di assorbire i volumi prodotti dalle navi da crociera.

Questa evoluzione obbliga le compagnie ad adattare le loro navi. I serbatoi di ritenzione devono essere dimensionati per immagazzinare diversi giorni di effluenti, il che riduce lo spazio disponibile per altri usi. I sistemi di pompaggio rapido in porto diventano un criterio di progettazione per le nuove navi.

D’altra parte, le navi più vecchie faticano ad adattarsi a queste nuove esigenze. La loro capacità di stoccaggio limitata e i loro sistemi di trattamento obsoleti le rendono dipendenti dallo scarico in mare nelle aree in cui questo rimane autorizzato. Il rinnovamento della flotta mondiale di crociera richiederà ancora molti anni.

Il tema rimane poco documentato in modo indipendente. Le compagnie comunicano sui loro investimenti tecnologici, ma i controlli in mare sono rari e i feedback sul campo divergono sul rispetto effettivo delle norme. La pressione normativa sta aumentando, soprattutto in Europa, ma una parte significativa degli itinerari di crociera si svolge in acque in cui le restrizioni rimangono minime.

Cosa succede alle acque reflue e agli escrementi a bordo delle navi da crociera?